Perdersi e ritrovarsi
Perchè poi perdersi è un attimo, non te ne accorgi nemmeno, tanto preso sei dalla vita che ti assorbe. Perdersi, tra le migliaia di persone che ogni giorno incontri, le loro storie che sfuggono, si intrecciano e allontanandosi confondono. L'ho detto mille volte a quel me che dallo specchio riflette le emozioni, piccoli frammenti di presente intrecciati ad un passato inafferrabile e un futuro ancora da costruire, di lasciare che il mondo scivoli addosso. Ma ogni volta lui mi osserva e sembra pormi domande a cui non so rispondere, mi giudica attraverso gli occhi che scrutano nell'anima. E non serve allontanarsi, non basta spegnere la luce, l'immagine rimane e riappare nella vetrina di un negozio, nello specchietto di un'auto, nel riflesso di un paio di occhiali.
Allora pensi che è meglio lasciar stare, subire quel continuo giudicare come farebbe un animale fermo sotto la pioggia senza riparo. Il non voler affrontare ci rende deboli, spinge a chiudersi in noi stessi e rimanda a un domani che sarà sempre il giorno dopo quello che viviamo.
Perdersi da noi stessi significa allontanare tutto ciò che ci circonda, le persone che ancora credono in noi, che ci amano e apprezzano ciò che rappresentiamo. Lo chiamano apatia, stress, crollo psicologico, afasia, catalogando ogni sintomo e sezionandone le forme in cerca di un senso. Ci scrivono trattati, creano film e documentari, costruiscono cliniche specializzate, impegnano enormi quantità di denaro nella ricerca di medicinali, riescono a rendere inestricabile ciò che in fondo è la ricerca di noi stessi.
Non è facile risalire la china, più facile lasciarsi andare, perchè lottare è disperdere energie in qualcosa che non si è sicuri di raggiungere, mentre toccare il fondo sembra la soluzione migliore, non ci vuole nulla, basta non reagire.
E' un'onda sinusoidale, la curva di un bioritmo, il grafico di un elettrocardiogramma, l'ondulare di un'altalena, una corsa sulle montagne russe. Alto e basso e in mezzo il senso di noi.
Crediamo di resistere, di non perdere la strada aggrappandoci al fatto che se così va è così che deve andare; lentamente mutiamo gli interessi, abbandoniamo ciò che crea fatica non solo fisica ma prettamente mentale, cambiamo senza accorgercene, la mente ricolloca i tasselli restringendo i campi.
La cosa sembra non toccarci, ma quando lo fa in noi esplode la paura, come un peso che all'improvviso ci schiaccia. Abbiamo raggiunto il punto zero dell'onda e spetta a noi decidere da che parte proseguire.
Oggi più che mai siamo soli, in questo mondo fatto di connessioni e relazioni virtuali che creano dipendenza ma anche isolamento. Basta un'interruzione di corrente, il blocco di un server per far crollare le certezze, sentirci vulnerabili ed arrabbiati. Diamo tutto troppo per scontato, pensiamo che lo status raggiunto può solo migliorare. Invece ci isoliamo, alla deriva di noi stessi e tessiamo una rete in cui siamo solo nodi che possono essere bypassati. E quindi iniziamo a perderci come asteroidi che attraversano lo spazio siderale senza che nessun pianeta li inglobi, attraendoli.
Forse, a volte, il miglior modo per ritrovare se stessi è perdersi, liberarsi dalle dipendenze, dalle situazioni asfissianti e dalle pressioni che ci conducono allo stress e all'ansia, perchè il cervello ha bisogno di riorganizzarsi, come un computer intento a deframmentare i propri dati.
Ma esistono persone che non si sono mai perse? Di sicuro la risposta è si, ma questo non vuol dire che conducano o hanno condotto una vita appagante. Il percorso non è mai una linea retta che traghetta ai due estremi dell'esistenza, il punto zero serve nelle varie fasi per trovare un momento di svolta: sono le famose onde che ci fanno compiere scelte che si ripercuotono nel prosieguo.
Non occorre essere Illuminati -locuzione assai azzardata vista la provenienza e lo scopo- per cercare di cambiare, basta solo raccogliere i segnali giusti. Ma come fare, se fino ad ora ho dato per scontato che perdersi comporta la muta accettazione di chi ne è vittima? Non esiste un'unica risposta, ogni individuo è capace di trovare la via in modo autonomo, legato allo stile di vita, al contesto e al grado di cultura.
Prima o poi nella vita accade, sono i famosi fortunati eventi, un intrecciarsi di situazioni capaci di stimolare e risvegliare l'interesse, riportando l'onda negativa a zero.
Qualche decennio fa Enzo Arbore, pubblicizzando la birra, coniò un famoso tormentone che può essere adattato a ciò che finora ho raccontato, tre semplici parole che però racchiudono una sottile verità: “meditate gente, meditate”; fatelo sempre e comunque, perchè tutto ciò che siamo e che vogliamo essere è dentro noi, basta solo fermarci un attimo ogni tanto a pensare, lontano da uno specchio, dallo schermo di un cellulare, magari all'aria aperta. A volte basta anche solo una finestra, un davanzale con qualche piantina e dentro una sana voglia di ritrovarsi ancora una volta.

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